1812 Maddalena e la neonata imbrattata di miele

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Giuditta cerchiara abbandonata per strada

1812 Cerchiara. E’ buio già da un pezzo. Fa freddo, sulle montagne la neve è come sempre abbondante. Maddalena Di Leo, che di mestiere fa la filatrice, è nella propria abitazione, nell’allora “strada della Congregazione” nei pressi della sede della “Beneficenza di Santa Maria”. Sta per andare a letto ma viene attratta da un richiamo. Ha qualche dubbio, magari è il vento che soffia dal Pollino che si infila rabbioso nella Gravina e al cui cospetto le vecchie finestre del Palazzo Stigliano sembrano ululare all’unisono. Esce, non c’è nessuno, ma proprio davanti la porta vede una neonata che qualcuno ha lasciato delicatamente sulla soglia di casa sua. E’ avvolta in un fasciatoio di lana gialla, con una fascia di lana rossa. Nella bocca è “tutta imbrattata di miele”, l’ultimo atto di amore di una madre verso quella bimba che non può far crescere. Non si è sentita, a febbraio, di andare a piedi alle pendici del Monte Sellaro per lasciarla nella ruota dell’orfanotrofio come facevano tutte, è rimasta in paese scegliendo con cura la casa di Maddalena. Ha visto che non è ancora andata a dormire, e poi a due passi da lì vi è la sede della Congregazione di Carità, l’ente che gestisce la Santa Casa Ospitalizia.
Maddalena, infatti, dopo averla amorevolmente custodita a casa il giorno dopo si reca al comune. Il sindaco Pietro Miraglia dà indicazioni affinché la bimba, alla quale viene dato il nome di Giuditta Cerchiara, sia consegnata a don Antonio Rovitti e a don Tommaso Lauria, preti al servizio della Casa Ospitalizia di Santa Maria dell’Armi. Verrà, come le altre, affidata ad una nutrice del paese, che dietro compenso mensile, provvederà all’allattamento. Poi, a Santa Maria, sarà educata alle lettere e a far di conto, avrà una assistenza medica e le verrà anche riconosciuta una dote quando potrà prendere marito.

P.F.

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