Sedute davanti casa: le custodi della storia

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Zia maria santagada davanti casa

Sedute davanti casa. Dentro porte semiaperte. Appoggiate ai davanzali in pietra grigia. Stanche, con il peso del tempo su ogni singola ruga del loro volto. Con occhi vigili, attenti, severi forse, ma sempre curiosi, hanno visto distinti notai vergare corposi atti in minuscola greca, i Sanseverino e i Pignatelli affacciarsi sulla Gravina da robusti bastioni normanni, eccentrici predicatori sgolarsi durante la Settimana Santa, questuanti aggirarsi tra le vinelle con i ‘pignatill’ durante la ‘tredicina’ e schiere ordinate di orfanelle scendere dal santuario e abitare il nuovo orfanotrofio “nu front”.

Zia maria santagada davanti casa
Zia Maria Santagada davanti casa, diapositiva 1997

Erano presenti quando la sirena suonava a mezzogiorno scandendo il lavoro dei minatori nelle cave. Hanno ricostruito, portandone il peso sulle spalle, il nuovo campanile di San Pietro e c’erano quando sinistri lamenti giungevano dal carcere sotto la Pretura in via Rocca o, quando, il clacson sgangherato del primo postale riecheggiava dal Pantano. Infornato pane e taralli per gli sfollati della Piana di Sibari giunti qui al riparo dai bombardamenti, accorso all’incoronazione della Madonna delle Armi per il suo Cinquecentenario all’ombra di un grande, imponente, catafalco di legno. Portato al Calvario sin dal pomeriggio le proprie sedie per ascoltare in anteprima assoluta Io pagherò di Domenico Modugno.
Hanno sempre schivato la “L” solo se singola, ma parlano il greco, il latino, il francese, lo spagnolo, un po’ di arabo.
Sono qui, con ampi abiti scuri, in quel “lutto di sempre” indossato anche d’estate…
Non so, basta cercarle con calma. Chi dice che in paese non c’è più nessuno non ha occhi per poterle vedere, orecchie in grado di poterle ascoltare.

P.F.

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