Chi vive in montagna sa quanto l’inverno possa essere lungo e rigido. Spesso più dell’italiano, non è un caso che il dialetto riesca, a volte in modo straordinario, a renderne la rudezza e a rispecchiarne i fenomeni più evidenti. E ogni luogo, a seconda del tempo, delle influenze storiche, delle caratteristiche uniche del proprio territorio lo ha declinato in modo originale. Se, ad esempio, in italiano il nevischio è semplicemente un diminutivo di neve (dal lat. “nivisculum”), in dialetto lo si esprime in due modi diversi: “u fuvuìz” (da fumo) quando è leggero e “fumoso” e “u pruvuìz” (da polvere) quando è intenso, polveroso, materico. Vi sono poi termini che non hanno un esatto corrispettivo in italiano, ed è il caso, ad esempio, di “régliə”, termine che indica un grande cumulo di neve prodotto dal vento (che ostacola il cammino su un sentiero o su una strada). Così come del “cannùjrə”, usato per indicare specificatamente le lunghe candele di ghiaccio pendenti che si formano nei periodi più freddi (bellissime quelle enormi che discendono dalle pareti rocciose sull’orrido della Gravina). Altri in grado di evocare in modo straordinariamente efficace il loro rimando semantico: il freddo intenso diventa “siccór” (che secca, prosciuga), sino ad “intarallare”, irrigidire, indurire, vestiti e persone (come taralli appunto).
Del resto, anche la pronuncia di questi termini sembra avere una maggiore aderenza con gli oggetti o gli elementi a cui rimandano. Quasi a suggerirne la durezza, soprattutto se si parla di inverno:
chiariatə – gelata
chiatratə – ghiacciato
chiatrə – freddo gelido
fasciatur – grandi fiocchi di neve
fiázzica – fiocco di neve
mascórə – gelata mattutina
mascuráta – gelata intensa
minə Pullin – vento dal Pollino
puuciar – vento gelido
rusciuu – geloni
vória – vento freddo
Un patrimonio lessicale prezioso – e antichissimo – che rimanda a culture, storie, popolazioni oggi estinte, ma il cui ricordo sopravvive ancora nel dialetto, nelle sue forme, nei suoi suoni e nelle sue splendide evocazioni.
P.F.
Si veda anche: Il dialetto “arcaico” di Cerchiara
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