IL DIALETTO “ARCAICO” DI CERCHIARA

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GERHARD ROHLFS
Del grande interesse che l’illustre filologo e linguista tedesco, Gerhard Rohlfs, ebbe per la Calabria lo dimostrano le sue fondamentali pubblicazioni sui dialetti calabresi (e, in generale, dell’Italia Meridionale), i suoi numerosissimi viaggi a “dorso di mulo” (dal 1921) nei borghi, nelle campagne e nelle più sperdute contrade delle montagne dal Pollino all’Aspromonte (con la sua immancabile macchina fotografica). Con estremo rigore passò gli anni ad annotare e studiare ogni singolo lemma, pronuncia, intonazione, al fine di comprendere le origini e le peculiarità delle tantissime parlate calabresi.
Su Cerchiara il Rohlfs raccolse alla fine ben 511 voci dialettali (che trascrisse poi nel suo “Dizionario Calabrese” del 1977). Lo fece presumibilmente in almeno tre viaggi: nel 1932 nel 1936 e nel 1975 ca. Lo testimonia anche la recente (e fortunosa) scoperta di una lettera inviata dallo stesso linguista al Podestà di Cerchiara – Vincenzo Bruni – il 10 novembre 1936 dalla sua sede dell’università di Tubingen in Germania. In questa epistola il Rohlfs chiede al Podestà (ringraziandolo per la cordiale accoglienza che ricevette nel 1932) la sua collaborazione per la raccolta, magari “in compagnia di un vecchio contadino”, di una lista di voci nella parlata di Cerchiara, giacché “è importante che la pronuncia locale di Cerchiara non sia confusa con quella dei dialetti cosentini”.
Questa lettera ritrovata fortunosamente in un vecchio palazzo degli Urso di Pietrapaola da Nicola Chiarelli, e pubblicata in un recente volumetto dal prof. Michele De Luca, dal titolo “Una lettera inedita di Gerhard Rohlfs. Cerchiara di Calabria alla fine dell’Ottocento”, edito dalla casa editrice Il Coscile di Castrovillari, testimonia il grande interesse del Rohlfs per i caratteri particolarissimi riscontrati nei dialetti dell’area di Cerchiara e dei paesi a cavallo del Massiccio del Pollino.
In particolare questa che diventerà nota come “Area Lausberg”, dal nome dello studioso tedesco – allievo del Rohlfs – che la identificò per primo nel 1939, è caratterizzata da uno spiccato arcaismo “pentavocalico” dovuto allo storico isolamento geografico/culturale di questo lembo di territorio montano e di confine. Lausberg individuerà Cerchiara tra i centri della “mittelzone” la zona centrale – quella più arcaica e conservativa – con vocalismo romanzo tonico di tipo “sardo”, ovvero che ha conservato fonemi che ricordano la lingua parlata in Sardegna, nota per la sua preziosa arcaicità neolatina.
La lingua originaria di questa ampia zona era quella osco-lucana, o meglio quella dei Lucani e dei Bruzi: tale strato linguistico ha lasciato evidentemente testimonianze significative, ad esempio nella forma “asuiàre”, cioè “ascoltare, orecchiare”, che deriva dall’osco “ausis”, forma non rotacizzata in luogo del latino “auris” (orecchie).
In seguito su questo strato originario si sono innestate le lingue e le influenze delle successive e numerose dominazioni: da quella romana alla magnogreca, dalla bizantina alla longobarda, da quella normanna alla spagnola.
E’ importante solo citare qui quanto, ad esempio, annota il prof. D’Oria (nel suo prezioso saggio del 2018) studiando gli atti greci di Cerchiara del XII-XIII secolo, in merito alla ricca tradizione testuale di salda tradizione greca-bizantina della scuola notarile cerchiarese, un vero e proprio “unicum” nella produzione notarile coeva calabrese.
Tra le caratterizzazioni, infine, del dialetto di Cerchiara, infatti, oltre alla ancora oggi marcata “velarizzazione” della L, vi sono termini di origine latina, greca, longobarda, araba (oltre che francese e spagnola).

Un patrimonio straordinario di parole, accenti e suoni, che merita di essere custodito, studiato e tramandato: giacché come dice il Rohlfs “è importante che la pronuncia locale di Cerchiara non sia confusa con quella dei dialetti cosentini”.

P.F.

Si veda anche: Le parole del freddo

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