Giovanni Zol: il triestino esiliato a Cerchiara

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Cartolina di Giovanni zoll

Anche la Calabria fu terra di confino tra il 1927 e il 1943. In 145 comuni della regione risiedettero oltre 2.000 confinati politici. Oltre al caso più noto di Cesare Pavese, confinato a Brancaleone, vi furono operai, docenti, medici e diversi stranieri. Tra questi, emblematico è il gruppo degli esiliati etiopi destinati a Longobucco, perlopiù influenti personalità diplomatiche, funzionari e ministri vicini all’imperatore Hailè Selassiè.

A Cerchiara di Calabria furono 8 i confinati. Tra loro, forse il personaggio più noto e importante, fu Giovanni Zol, nato a Fiume Veneto nel 1908 e caduto in battaglia nel 1943 in Istria. Operaio siderurgico, trascorse gli ultimi anni di confino a Cerchiara prima di essere prosciolto con la condizionale il 5 maggio 1941 (ma finì arrestato a Trieste meno di due anni più tardi). Soprannominato a Cerchiara il “Triestino”, visse probabilmente nella casa di fronte all’ex panificio Costa. Di lui resta una corposa e interessante corrispondenza già oggetto di studi. Alcuni in paese sostengono sia proprio lui l’autore di una colorata veduta del santuario, oggi conservata nella ex-sartoria Santagada (in foto, ma credo si tratti invece dell’opera di altro confinato triestino [“Iuri V.”]). È comunque un fatto di rilievo che suggerisce in qualche modo il rapporto tra i confinati e la comunità locale, frequentazioni e circostanze che potevano andare bene al di là di una guardinga diffidenza iniziale.
Per comprendere tuttavia appieno la realtà di Cerchiara in quegli anni (ricordo che i confinati avevano libertà di movimento, anche se limitata, e potevano fare la spesa nelle attività del paese) credo sia utile riportare quanto indicato nell’Annuario Generale d’Italia nell’anno 1939. All’epoca il paese contava 4.292 abitanti e ospitava la fiera di Sant’Antonio, la sede distaccata della Pretura, l’Associazione Nazionale dei Combattenti e l’Opera Nazionale Dopolavoro comunale. Il Podestà era Vincenzo Bruni, mentre i parroci erano don Vincenzo Zito (S. Pietro) e don Leonardo Renna (S. Giacomo). Tra le attività si segnalano: gli albergatori B. Costa e F. Gatto; gli autotrasportatori P. Blasco, V.A. Carlomagno, E. Catanzaro; gli avvocati L. Rovitti, A. Stigliani, E. Lanzillotta; i calzolai G. Crocco, F. Bianchimano, G. Bettarini, F. Cerchiara; i gestori di frantoi V. Bruni, F. Santagada, barone G. Compagna; gli eredi Lo Passo e N. De Noia; l’ingegnere A. Manieri; la levatrice E. Elleri; il medico-chirurgo F. Santagada; i mugnai P. Orlando e A. Visciglia; il notaio L. Lupinacci; produttori di olio d’oliva V. Bruni, L. Lupinacci, P. Pistocchi, S. Camodeca, L. Rovitti, A. Rizzuti; parrucchieri V. Guaragna e L. Grisaro; sarti G. D’Andrea G., A. Zito, G. Tucio, G. Tarsia; tabaccai A. Pistocchi, A. Santagada, G. Carlomagno; e il veterinario F.A. Lo Passo.

La fotografia sbiadita di un paese (e della sua comunità) all’alba dei drammatici stravolgimenti della seconda guerra mondiale.

P.F.

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