1837 LA VACCINAZIONE DEL VAIOLO A CERCHIARA

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VACCINAZIONE VAIOLO A Cerchiara

Tra le numerose epidemie che sconvolsero a più riprese l’Europa, quella causata dal vaiolo ha assunto, per la rapidità di propagazione, per l’alto tasso di mortalità e per i suoi inconfondibili segni clinici, i connotati di un vero e proprio flagello “divino”. Nel Settecento in Italia per ogni mille nati, seicento contraggono il vaiolo. I soggetti più colpiti sono infatti proprio i bambini, per questo, i fanciulli diventano presto oggetto di un’attenzione crescente da parte dei governi, ma anche causa di una profonda inquietudine, poiché l’infezione da vaiolo, quando non porta alla morte, produce conseguenze fisiche e psicologiche molto negative: le persone che sopravvivono hanno il viso butterato, oppure rimangono cieche e mutilate.
Gli studi e i tentativi per trovare cure e rimedi si moltiplicano in tutta Europa. Ma bisogna attendere la fine del secolo, quando Edward Jenner, “medico” e naturalista inglese, sperimentò una inoculazione estratta da una pustola di una allevatrice affetta da “cowpox”, la forma bovina del vaiolo: inventa così la vaccinazione (il nome deriva appunto dal fatto che lo studio è condotto sulle vacche), attraverso una piccola scarnificazione sul braccio utilizzando la forma animale, più blanda del virus, capace di immunizzare senza rischi eccessivi.

Fu Ferdinando IV di Borbone con il Decreto n. 141 del 6 novembre 1821 «riguardante la inoculazione del vaccino vajuolo», a rendere obbligatoria la vaccinazione dei bambini di tutto il Regno (senza distinzioni di ceto o di classe). Con i Regolamenti del 1822, si da avvio così ad una massiccia e capillare vaccinazione nelle province del regno attraverso specifiche Commissioni in tutti i comuni, dette anche “Giunte Vacciniche”.

VACCINAZIONE VAIOLO A Cerchiara
“Lettera della Commissione Vaccinica di Cerchiara” 28 gennaio 1836;

Una importante iniziativa che contrastò efficacemente il propagarsi dell’epidemia, in un contesto sociale molto povero, caratterizzato peraltro da un’altissima mortalità infantile.
Solo per dare qualche dato: a Cerchiara nel 1810 su 43 decessi 24 furono bambini con meno di cinque anni. Nel 1812 i bambini deceduti furono ben 43 su 79! E se a Cerchiara nel 1837 vengono vaccinati ben 28 neonati, non era andata così bene però due anni prima per la difficoltà di reperire dosi “fresche” ed “attive” del vaccino. A testimoniarcelo è una lettera della Commissione Vaccinica di Cerchiara scritta in risposta ad un sollecito dell’autorità provinciale: “la quale desiderava sapere i motivi perché questo medico condotto d. Raffaele Lo Passo del fu Francescantonio non comunicò l’innesto vaccino da gennaio a tutto settembre 1835, giacché dal notamento iniziato apparisce che questa salutare operazione si eseguì in ottobre a tutto dicembre del medesimo anno, noi membri della Giunta Vaccinica in questo comune abbiamo l’onore di fare conoscere alla codesta autorità che non per oscitanza del cennato medico si mancò a questo importante dovere, ma bensì per mancanza del pus che non poté avere”. E aggiunge la lettera “Nel mese di giugno da Morano ebbe la crosta vaccina, ma perché svanita, non si attaccò. In ottobre da S. Lorenzo Bellizzi ebbe il pus fresco da cui si ottenne il desiderato effetto, e questa catena tuttavia continua”. A firmare la lettera: la Commissione Vaccinica, costituita dal sindaco, Francesco Salerno, dai parroci di San Pietro e San Giacomo, don Gaetano Rovitti e don Domenico Aducci, e dal cancelliere Orazio Rovitti.

Nel 1843, l’opera dell’Istituzione Vaccinica di Napoli fu insignita di un prestigioso riconoscimento da parte dell’Accademia Reale delle Scienze di Francia per il lavoro compiuto, nonostante le profonde diffidenze e ritrosie popolari, a testimonianza di quanto quest’opera sia stata esemplare in tutta Europa per la prevenzione e la lotta contro il vaiolo.

P.F.

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