Il “soffio” del Bifurto

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Estratto del Catasto Onciario di Cerchiara di Calabria del 1752, redatto dal notaio Emilio Stigliano, dove il toponimo Bifurto compare nella forma dialettale 'Bufurto'

Molti si sono sempre interrogati sul significato e l’origine del termine “Bifurto”. Il toponimo, che identifica la Sella posta a ovest di Cerchiara, tra il monte Sellaro e il Timpone del Grillo, nota soprattutto per la cosiddetta “Fossa del Lupo”, l’inghiottitoio carsico situato a 950 m s.l.m., profondo ben 683 metri.

“Bifurto” è in effetti un termine estremamente raro (l’unico presente tra i toponimi dell’Istituto Geografico Militare 25K) e ha dato origine a diverse (un po’ incerte) leggende e interpretazioni: dalla celebre vicenda del rapimento di due facoltose ragazze di Cerchiara da parte di briganti (da cui “bi-furto”), all’ipotesi morfologica di una biforcazione, dal latino “bifurcus” (biforcato, diviso in due).

Tuttavia, studiando le carte d’archivio, in un documento ufficiale inedito della metà del Settecento, redatto dal notaio Emilio Stigliano, il termine compare chiaramente come “Bufurto”, fedelissimo tra l’altro all’espressione dialettale cerchiarese “u Bufurtə”. Questa scoperta consente certamente una nuova interpretazione etimologica e offre una chiave di lettura differente per il toponimo e la sua origine storica. Il termine potrebbe non derivare da “bi-furto” o “bi-furcus”, ma da “bufare/buffa” (“bufón” nell’antico spagnolo), voce onomatopeica attestata già dal XIII-XIV secolo, che significa vento, soffio rumoroso (nelle Asturie, ad esempio, sono celebri le “bufones de Pría”, profonde fenditure fra gli scogli da cui fuoriescono potenti getti di aria e vapori).

A ben vedere, quindi, il toponimo indicherebbe con sorprendente precisione proprio l’area dell’abisso, caratterizzata e quasi “animata” dal profondo “respiro” della grotta. In alcuni periodi dell’anno, infatti, a causa delle importanti differenze di temperatura e pressione fra l’interno e l’esterno grotta, l’abisso sembra “soffiare” con forza (in dialetto: “sbuffdə”, con -s prefisso rafforzativo).

Un luogo, un crocevia storicamente importante: al centro una voragine e un effetto particolarissimo che, probabilmente, già in tempi remoti deve aver ancora di più impressionato, suggestionato e reso misterioso l’enorme abisso roccioso. Simbolo sinistro di un mondo sconosciuto e profondo, da sempre animato da lupi, demoni e creature fantastiche.

P.F.

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