Pollino 1961

Canale di Malavento, in fondo il Trabucco, Pollino, 1961, foto di Beppe Dematteis, Archivio GSP

Prima del Bifurto, la spedizione del Gruppo Speleologico Piemontese percorse le montagne del Pollino, «battute per quasi 10 giorni nell’agosto 1961» in cerca di grotte. Restano le splendide immagini dei Piani di Pollino, degli alpeggi, delle baracche dei pastori e del campo.
Le fotografie sono di Franco Actis e Beppe Dematteis (Archivio GSP, Gruppo Speleologico Piemontese). Le parole di seguito tratte sono della relazione di Carla Lanza nel bollettino «Grotte» del GSP, n. 16, 1961:
«Da Pian di Ruggio la squadra “sopravvivenza” proseguiva per Piano Toscano, sul versante Nord del Pollino, versante ricco di boschi e pascoli in contrasto col versante Sud brullo e roccioso. A Piano Toscano, ampia depressione sforacchiata da doline-inghiottitoi, ci era stata segnalata una voragine. Purtroppo l’unico inghiottitoio (lauso) aperto era stato ostruito artificialmente dai pastori. Proseguivamo perciò per gli ovili Toscano in prossimità dei quali esploravamo due pozzi: uno senza nome profondo 25 m. ( Espl. Di Maio) e il Lavuze della Timpa Giannacci, profondità m.14 (Espl. Marchetti), la sera, memori dell’augurio del caporale, accettavamo l’ospitalità di pastori gentilissimi; e questi, intorno al fuoco, ci raccontavano dell’esistenza nella zona di una grotta-fantasma detta di Antonio Franco, dal nome del brigante che l’ha abitata. Questa grotta c’è, ma nessuno la trova e, naturalmente, nasconde un tesoro. Ogni pastore sogna di trovarla e con il tesoro di abbandonare il duro lavoro in montagna. Un giovane l’avrebbe vista, la grotta misteriosa il cui ingresso è adorno di un cespo di rose, ma avido di denaro non l’avrebbe rivelato a nessuno, sceso in paese avrebbe di nascosto comprato corde e luci. Ma al suo ritorno la grotta era svanita. Ma noi non l’abbiamo cercata: se non c’era a che pro? e se c’era perché distruggere una leggenda?».

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